I vini del Molise

1. Biferno
Il Biferno, prodotto in provincia di Campobasso, è uno tra i più prestigiosi vini del Molise. Il suo nome deriva da quello del principale fiume della regione, l'antico Tifernus, oggi Biferno appunto, così chiamato perché scaturisce da 'due bocche' nel territorio di Boiano.
È nelle campagne intorno a Campobasso e principalmente nel basso Molise, che vengono coltivati i vigneti che danno origine al Biferno, nelle sue tre versioni Bianco, Rosso e Rosato.
E, se il Bianco si ottiene in prevalenza da uve di Trebbiano toscano derivanti da viti allevate a un'altezza che non può essere superiore ai 600 metri sul livello del mare, il Rosso e il Rosato sono prodotti principalmente con uve Montepulciano e devono essere frutto di viti coltivate a non più di 500 metri di altezza sul livello del mare.

2. Molise o del Molise
Le prime testimonianze riguardanti la vitivinicoltura in Molise risalgono a documenti del 1800, in cui si racconta della vendita di vino da parte del Molise all'Abruzzo e dei tipi di coltura adottati.
La vite ha trovato, comunque, nella regione, un ambiente e un clima favorevole, sviluppando, così, un settore produttivo di un certo interesse.
Tra le Doc di questa regione, il Molise, diffuso nella maggior parte dei comuni in provincia di Campobasso e Isernia, è un vino da pasto prodotto nelle tipologie Chardonnay, Falanghina, Greco bianco, Moscato, Moscato passito, Moscato spumante, Pinot bianco, Sauvignon, Trebbiano, Aglianico, Cabernet Sauvignon, Rosso (da uve Montepulciano), Sangiovese.

3. Pentro di Isernia
Nel nome della Doc Pentro c'è il riferimento al popolo che costituiva il ramo più importante dei Sanniti, i Pentri, il “popolo delle montagne” che avrebbe vissuto nell'area in cui si produce questo vino.
Il Pentro è un vino prodotto nelle tipologie Bianco ottenuto prevalentemente da uve trebbiano, Rosso e Rosato ottenute da uve Montepulciano e Tintilia.

4. Tintilia del Molise
La “Tintilia” è l’ultima doc arrivata ed è ottenuta dal omonimo vitigno autoctono molisano.
Introdotto nella seconda metà del settecento, in piena dominazione borbonica, in virtù dei commerci tra il regno di Napoli e la Spagna, deriva il suo nome presumibilmente dall’etimo Tinto che in lingua iberica significa “rosso”, ed è infatti caratterizzata da un colore rosso scuro.
Un tempo capillarmente diffusa nelle zone interne, ha perso importanza e diffusione quando si è iniziato a privilegiare la quantità della produzione, attualmente, però con la riscoperta delle sue caratteristiche qualitative uniche, sta tornando in auge e sta trascinando la vitivinicoltura molisana.